Arresto cardiaco EriksenIl caso Eriksen - Perché ci riguarda da vicino

Ciò che è successo qualche giorno fa al giocatore danese: Eriksen è uno spiacevole avvenimento che nel calcio professionistico raramente accade ma che in quello dilettantistico rappresenta un pericolo reale. Questo articolo ha lo scopo di aprire nuove riflessioni.

Calcio agonistico e controlli obbligatori

Lo sport è considerato un vero e proprio farmaco, forse il più potente, che è in grado di prevenire moltissime malattie. Nel nostro caso i calciatori e gli arbitri appartengono alla categoria “Agonisti” e per questo motivo devono obbligatoriamente sottoporsi, prima di praticare anche solo un allenamento, ai seguenti esami medici:

  • Raccolta delle informazioni sullo stato di salute del soggetto e su eventuali patologie familiari di interesse per il rilascio dell’idoneità, sulla qualità delle attività lavorative e sportive svolte, su alcune abitudini (fumo, assunzione di integratori, alcool…) e sulla conoscenza dei danni derivanti dall’assunzione di sostanze dopanti
  •  Raccolta dei dati antropometrici (peso e altezza) e misurazione del visus
  • Visita clinica con ascoltazione toracica e misurazione della P.A.
  • Elettrocardiogramma a riposo
  • Elettrocardiogramma durante e dopo sforzo (step test allo scalino) della durata di 3 minuti con rilevazione del recupero per almeno 1 minuto e 30.
  • Analisi delle urine

Il caso Eriksen giustifica ulteriormente l’importanza di questi esami, che capita spesso vengano sottovalutati, soprattutto tra gli adolescenti. Risulta fondamentale sottoporsi a questi esami, che hanno una validità di 1 anno. Prima di qualsiasi allenamento, anche leggero, bisogna sempre controllare se l’idoneità agonistica è ancora valida.

Cosa dobbiamo sapere noi arbitri

L’arbitro, indirettamente, svolge delle funzioni che proteggono la salute dei giocatori stessi. Quando si svolge il riconoscimento il direttore di gara controlla infatti:

  • L’identità dei giocatori
  • Il non utilizzo di oggetti che possano nuocere alla salute propria e altrui (anelli, bracciali, orecchini, collane etc)
  • L’utilizzo delle giuste attrezzature tecniche (scarpe da calcio e non da rugby, parastinchi)

Cosa c’entra questo con il caso Eriksen? Sapere che i giocatori svolgono un attività che prevede controlli medici deve far sì che durante il riconoscimento l’attenzione sul controllo dei tesserati sia molto alta. Nelle categorie inferiori, succede che le squadre presentino durante il riconoscimento un giocatore con cartellino non suo. Ciò oltre ad essere antisportivo è anche estremamente pericoloso. Se il giocatore non è tesserato, le probabilità che non abbia svolto i controlli sono più alte, senza contare il discorso assicurativo che in caso di infortunio non copre le spese. Noi dobbiamo conoscere quindi tutto questo per renderci conto di quanto sia importante questa formalità.

Perchè non inseriamo nel corso per diventare abritri anche le tecniche di primo soccorso?

L’arbitro durante il riconoscimento effettua un importante controllo che potrebbe sventare pericoli in partita, ma nell’eventualità di un infortunio, di qualsiasi tipo, è anche colui che permette l’ingresso dell’equipe medica. Considerando quindi una problematica grave come l’arresto cardiaco i muniti e i secondi che si utilizzano per prestare soccorso sono importantissimi. Il direttore deve accorgersi subito se il soggetto in questione ha perso conoscenza e permettere l’ingresso in campo dello staff sanitario. Cosa che per molti è banale ma che in realtà nasconde delle insidie. Se un arbitro fosse a conoscenza delle tecniche per prestare soccorso, potrebbe essere un importante protagonista poiché spesso ci vuole qualcuno che diriga le tecniche attraverso disposizioni chiare.

E se a stare male fosse un assistente oppure il direttore stesso? Non sarebbe opportuno che la terna conoscesse le tecniche di primo soccorso? Io credo proprio di si! La UEFA e altri organi sportivi hanno già proposto, dopo quello che è successo, corsi di formazione sul primo soccorso rivolti ai giocatori. Il tema è molto delicato ma credo si avranno importanti risvolti in futuro.

Differenza tra professionisti e dilettanti

La maggioranza degli arbitri milita nelle categorie dilettantistiche e l’attenzione rivolta a questi livelli è sicuramente minore. Se in serie A abbiamo l’ambulanza all’interno dello stadio, che comunque non rappresenta la salvezza (vedi caso Morosini), tra i non professionisti è difficile che vi siano accompagnatori specializzati nel soccorso. Si sono spesi tanti soldi per mettere in tanti centri sportivi defibrillatori che però poi nessuno ha l’abilitazione per l’utilizzo. Non sarebbe una strategia efficace formare gli arbitri per assicurare maggiori sicurezze a chi fa sport?

Conclusioni

Oggi non abbiamo parlato di come allenare la forza o di come migliorare la resistenza, ma abbiamo parlato di un qualcosa di molto più importante, che ha sventato una tragedia qualche giorno fa. Quando si sta per svolgere una preparazione bisogna essere sicuri di non mettere a repentaglio la propria vita. Noi arbitri siamo obbligati a sottoporci ogni anno alle visite mediche quando si inizia la stagione, non dobbiamo dimenticarci però, che anche durante gli allenamenti estivi o pre-stagione si possono correre dei pericoli. Le riflessioni in merito alla formazione di noi arbitri non sono una critica, bensì osservazioni che cercano di sensibilizzare noi tutti su un tema così delicato. Il caso Eriksen si è concluso positivamente ma non sempre è stato così.

Ludovico Riccioli
Roba da Arbitri

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